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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap2#3


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
23.03.2026    |    16.797    |    3 8.0
"Provo a negarmi il sorriso, risparmio la compiacenza: dico solo, piano, «e questa è la mia seconda colazione..."
*** CLAUDIA ***

Una perfetta cagna si trova ai miei piedi. Il primo impatto è viscerale, quasi uno schiaffo d’olio bollente sulla pelle.
La osservo inginocchiata sotto il mio tavolo da colazione come fosse la reliquia santa di una santa martirizzata, la schiena ricurva in una sottomissione che non è istintiva ma perfezionata da cicli infiniti di addestramento. Conosco a memoria quei segni, conosco le metafore nascoste nei muscoli tesi, nelle vene che pulsano sotto la pelle di pesca per la tensione. Conosco il gioco meglio di chiunque altro qui, persino meglio di Daniela.

Mi chino, afferro la base del plug blu cobalto che lampeggia tra le sue natiche, lo ruoto appena, lenta; lo faccio scivolare avanti e indietro, esercitando una pressione calibrata, squisita, al limite della lacerazione. Non parlo. La lingua serve solo per ordinare, per impartire verità. Osservo il modo in cui ogni millimetro di torsione le spalanca le labbra della figa, lasciando sbordare umori trasparenti che profumano già di confessione e paura.

La tiro su per il colletto della vestaglia. La vesto e la spoglio d’autorità alternando carezze e schiaffi. Le annuso il collo, sento ancora addosso la bava di Tatiana, l’odore persistente di Daniela, il sudore notturno filtrato tra le pieghe di seta. Non c’è traccia di deodorante, solo la sua spremuta di secrezioni umane che è il vero afrodisiaco per chi ama dominare le ragazze. La fisso dallo zero, scavando con lo sguardo il punto tra i due seni ancora lucidi della doccia, indugiando sul viso di Daniela tatuato lì come un’icona blasfema, i capelli biondi stilizzati che si arricciano fino a lambire il capezzolo, incorniciandolo come una reliquia rinascimentale.

«Come ti chiami, puttana?»

«Michela,» risponde, incerta solo nella voce.

«Sbagliato.»

Uno schiaffo secco sulla guancia. Urla, sorpresa dalla sincerità del gesto. Gli anelli ai capezzoli oscillano come pendoli di Newton dopo l’impatto, vibrano in risonanza con il dolore.

«Ora ti chiami come io ti chiamo. Da adesso… sarai Cagna Insaziabile.»

Le passo la mano in mezzo alle cosce, la sento umida e priva di resistenza. Afferro il bordo dei dilatatori, li ruoto come se avvitassi viti troppo molli. «Peccato che tu non abbia ancora un vero collare.» La tengo per il collo, dita chiuse come ganasce, e la tiro verso di me.
Serra le labbra, impaurita e stravolta, si aspetta uno sputo in faccia, si aspetta che la umili in qualche modo tradizionale. Invece la bacio, lingua dentro, una sola volta. La bacio così forte da sentire il metallo del suo piercing battere contro i miei denti, la succhio via, levo l’aria dai suoi polmoni finché sussulta e poi la mollo come si molla una carcassa appena spolpata.

«Dopo ti farò assaggiare dal mio Rocky, ora voglio vedere quanto il tuo culo è capace di dilatarsi, fino a quale limite posso spingerti prima che tu implori pietà.» La domanda sospesa nell’aria come un bisturi passivo-aggressivo taglia la carne viva dell’atmosfera, lasciando gocciolare tensione dal soffitto.

«Cosa ne dici, Cagna Insaziabile, ti eccita il programma che ho preparato per te?» Oggi indosso il ruolo di Claudia come una seconda pelle di lattice nero, dominatrice suprema di due creature: Rocky con il suo pelo lucido come neve e questa donna tremante davanti a me, le cui pupille dilatate tradiscono un desiderio più profondo della paura. Non la lascio rispondere, tanto non ha voce in capitolo. Ma la risposta è evidente nel modo in cui abbassa il busto fino a toccare il pavimento freddo con i gomiti, arcuando la schiena in una curva che fa risaltare ogni vertebra come perle di una collana oscena. Si gira lentamente, con movimenti da cagnolina bastonata, finché il suo sguardo non incontra il mio da sopra la spalla, le pupille dilatate in un misto di terrore e desiderio. Il plug blu cobalto pulsa tra le natiche tese, incorniciato da pelle arrossata che trema ad ogni respiro, offrendomi un invito che non ha bisogno di parole.

Mi sono fatta il proposito di non commuovermi mai in presenza delle schiave, ma quando la vedo lì, curva come un arco, mi sembra di scorgere la perfezione assoluta del gesto animalesco. Infilo un dito tra le natiche di Michela – pardon, Cagna Insaziabile – e la sento tremare come se fosse il primo innesto di una stagione di caccia. Gusto ogni millimetro di resistenza nel suo buco, distendo le fibre su cui ancora batte la memoria fresca della penetrazione. Il plug blu inizia a lampeggiare con una violenza che mi mette fame di stritolarle la volontà. Sento la fame dentro di me, una voragine che si apre dalle viscere, e so già che oggi non avrò limiti di nessun tipo.

Il mio dito viene risucchiato come da una forza invisibile, incontrando non resistenza ma un vuoto caldo e pulsante. Esploro questa caverna umida dalle pareti vellutate che si contraggono ritmicamente attorno alle mie nocche. Aggiungo un secondo dito, poi un terzo, sentendo la carne cedere e modellarsi attorno alla mia intrusione. Il quarto dito scivola dentro con un gemito soffocato che non so se viene da lei o da me. Infine, piegando il pollice contro il palmo, spingo tutta la mano oltre l’anello di muscoli che si arrende con un fremito osceno.

Il buio caldo la custodisce in uno spasmo, quasi la mano sia la ghigliottina e la voragine che la ingoia il patibolo. Resto un attimo ferma, in ascolto del battito pulsante che serpeggia nel tunnel di carne appena conquistato. Dietro di me Pierre trattiene il fiato – posso immaginarlo, anche senza voltarmi, con la bocca socchiusa e il bicchiere di cristallo traslucido nella mano che trema. Nelle orecchie solo il sospiro sommesso della schiava, la tensione che fende l’aria come un coltello giapponese. Avido, traggo piacere dal pensiero che l’intero ambiente sia piegato sulla sinfonia delle nostre carni, che anche il silenzio sia costretto a partecipare, a inzupparsi di quel potere improvviso che è mio, solo mio.

Il polso mi scivola. Cagna Insaziabile, sempre più cagna, accoglie l’inerzia della mia mano fino a risucchiarla tutta, fino all’ultima nocca e al metacarpo; la carne oscilla, pulsa, si tende nello sforzo di abbracciare e respingere insieme lo stupro di energia che le sto infliggendo. Provo a negarmi il sorriso, risparmio la compiacenza: dico solo, piano, «e questa è la mia seconda colazione.» La sensazione mi acceca, mi divora nei polpastrelli; la sento scorrere dentro di lei, la sento ancora più mia. Sociale fino all’eccesso, approfitto che siano tutte testimoni e decido di passare la storia agli annali.

«Daniela... può la tua schiava resistere a quello che l’aspetta questa sera?»

La voce mi esce più roca del previsto, come se fossi io a venire e non lei.
Daniela mi guarda e sorride con denti bianchissimi, con una lentezza che ha qualcosa della lama; si limita a un cenno, come per dire “non la tirerò mai indietro, qualunque cosa tu le faccia.”

Così proseguo, e nel mentre invado la schiava anche con l’altra mano. Ora entrambe le mani lavorano come in una catena di montaggio, si danno il cambio: quando la destra si stanca la sinistra la sostiene, la segue, la insidia. Sento la carne ribollire di energia e acido lattico, la percepisco liquida, vischiosa; la sento riversare siero e umiliazione fino a far colare un rivolo sulla seda, che si stampa in una chiazza spessa come latte condensato.

La mano libera decide di avventurarsi anche davanti e trova la clitoride di Michela - no, Cagna Insaziabile - è il perno della sinfonia: rigida, gonfia come un frutto acerbo che cede solo sotto tortura. Affondo le dita sotto la barretta del piercing, ci avvito il polpastrello, lo tiro a me fino a vedere lo spasmo attraversarle la colonna vertebrale. La cagna geme, ogni nota del gemito diversa, accordata su una scala di dolore e bisogno. Premo il pollice contro il clitoride, girando piano la barretta tra le dita, mentre la mia mano rimasta dentro il culo esplora l’anfratto come se imparassi a memoria la storia di tutte le sue umiliazioni. Le dita delle due mani si incontrano attraverso il sottile lembo di carne che divide il canale anale dalla figa.

Picchietto, con la forza di una carezza che vuol diventare frustata, fino a sentirla tremare nei muscoli più profondi. Sento il suo odore invadermi le narici: dolce, ferroso, con una punta di paura che mi eccita in modo quasi disumano.
«Adesso godi. Godi come una vacca da monta, fallo vedere a tutti. Voglio sentirti squirtare fino ad allagare la tavola.» Lei non ha neppure bisogno di rispondere. La schiena si inarca, le mani graffiano il pavimento, il viso si contorce in una smorfia che è insieme pianto e orgasmo; il liquido le erompe dalla figa come uno zampillo, tiro fuori la mano e la direziono dall’interno verso l’esterno, un tuffo che schizza spruzzi di piacere sulle mie cosce nude, imbratta la seta cremisi, bagna perfino i piedi di Pierre sotto il tavolo. Michaela urla, ma si sente che dentro l’urlo c’è gioia, non disperazione. Affondo ancora la mano, cerco di raggiungere con le dita la verità ultima del suo canale, come se scavassi una grotta santa e dovessi trovare l’idolo segreto incastonato nel fondo. Mi sento grande, onnipotente. Mi sento viva.

Solo quando la vedo crollare in avanti con la fronte al pavimento, le gambe che si aprono oltre ogni vergogna, la lasciò andare: ritiro le mani lente, le ripulisco sulla sua schiena, disegno una scia ossea di liquido trasparente tra le scapole. Michaela resta così, esausta e felice nel disonore. Sento che nessuno osi dire nulla: la potenza di questa umiliazione li ha schiacciati, persino Daniela sembra incapace di trovare una battuta degna. Solo Pierre si schiarisce la voce e con flemma perfetta commenta: «Direi che la colazione è servita.»

Parte 3 di 6 - Continua

*** NOTE ***

QUESTO è IL SECONDO CAPITOLO, se non hai letto il primo, ti consiglio di farlo. Cronologicamente, si inserisce alla perfezione dopo le avventure già descritte. Mi immergo nel 1999, un'epoca con un contesto sociale ben diverso dall'oggi, forse più audace e decadente. Considera che, più di un semplice racconto, questa avventura si trasforma in un vero e proprio romanzo completo: non aspettarti una narrazione breve, tutt'altro...

Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.

La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.

Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.

Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
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